Il saluto di Slow Food

presidio-buttonAnche quest’anno Grumolo festeggia il suo prodotto tipico: il riso.

Una festa di paese che come tutte le nostre gloriose sagre nasce dalle feste che una volta si facevano nelle corti rurali per esprimere la soddisfazione per il raccolto, per manifestare la gioia alla fine di un duro lavoro e dei suoi frutti, per ringraziare Dio per l’andamento della stagione, quando era stata buona. Poi c’erano anche anni senza feste: quando la stagione andava male e allora, ancora nei cortile e nelle case, ci si riuniva, ma per pregare affinché ci fosse almeno la possibilità di dare sostentamento alla famiglia, per scongiurare la fame, le tempeste e le malattie.

Ricordare quelle feste semplici e conviviali, quei momenti in cui le comunità si riunivano, non è un esercizio nostalgico e retrogrado, ma una doverosa forma di riconoscenza e gratitudine verso i nostri padri che ci hanno consegnato una terra fertile vitale, capace di darci ancora frutti unici, tra i quali una qualità di riso che si distingue a livello nazionale e non solo.

Reso il doveroso omaggio al passato non resta che chiederci quale è oggi il nostro rapporto con la terra in questo momento storico in cui molti fatti ed eventi, concomitanti, ci obbligano a porci delle domande, a riflettere sui nostri comportamenti. E sufficiente osservare i numerosi e distruttivi fenomeni naturali che investono la terra, o leggere la prima grande Enciclica dedicata alla cura della casa Comune, promulgata nei giorni scorsi da Papa Francesco per interrogarci sul ruolo, i compiti, i doveri che ciascuno di noi ha rispetto a questa terra di cui dovremo essere custodi, che ci è stata data per trarne vita non perché la distruggessimo.
Nella Enciclica sono enunciati diversi principi che collimano con quelli che hanno ispirato, anni fa, la nascita di una Associazione, laica, chiamata Slow Food.
Pertanto non è casuale che la guida alla lettura, scritta in premessa alla Enciclica di Papa Francesco, porti la firma di Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food, che si definisce un non credente, certamente un laico,  Carlo Pertini, Carlin, come è chiamato da molti, ha promosso e tutt’ora si spende quotidianamente per una Associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali.
Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

Ma concretamente di che cosa si occupa Slow Food?
Difende il cibo vero: Un cibo che cessa di essere merce e fonte di profitto, per rispettare chi produce, l’ambiente e il palato!

Promuove il diritto al piacere creando eventi che favoriscono l’incontro, il dialogo, la gioia di stare insieme. Perché dare il giusto valore al cibo, vuol dire anche dare la giusta importanza al piacere, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.
Ci prepara al futuro che ha bisogno di terreni fertili, specie vegetali e animali, meno sprechi e più biodiversità, meno cemento e più bellezza. Conoscere il cibo che si porta in casa, può aiutare il pianeta. Ecco perché Slow Food coinvolge scuole e famiglie in attività ludico didattiche, tra cui gli orti nelle scuole e i 10 000 orti in Africa.
Valorizza la cultura gastronomica per andare oltre la ricetta, perché mangiare è molto più che alimentarsi e dietro il cibo ci sono produttori, territori, emozioni e piacere.
Favorisce la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile dando valore all’agricoltura di piccola scala e ai trasformatori artigiani attraverso il progetto dei Presìdi Slow Food, e proteggendo i prodotti a rischio di estinzione con l’Arca del Gusto.
I Presìdi sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta.
Nel 2000 a Grumolo delle Abbadesse è stato istituito, per volere della Amministrazione Comunale e con il contributo della Regione Veneto il Presidio Slow Food del riso di Grumolo delle Abbadesse.

Un Presidio protegge:
un prodotto tradizionale a rischio di estinzione (un prodotto dell’Arca);
una tecnica tradizionale a rischio di estinzione (di pesca, allevamento, trasformazione, coltivazione);
un paesaggio rurale o un ecosistema a rischio di estinzione.Il produttore del presidio non può essere solo un bravo imprenditore, ma deve deve perseguire prioritariamente due obiettivi:
la sostenibilità ambientale (il “pulito”, ovvero il rispetto della fertilità della terra e degli ecosistemi idrografici, l’esclusione delle sostanze chimiche di sintesi, il mantenimento delle pratiche tradizionali di coltivazione e gestione del territorio;
la sostenibilità sociale (il “giusto”: i produttori devono avere un ruolo attivo e una totale autonomia nella gestione dell’azienda, devono collaborare, decidere insieme le regole di produzione lavorazione e commercializzazione, oltre che le forme di promozione del prodotto).

La Festa del Riso è certamente una grande forma di promozione del nostro prodotto principe, quindi i Produttori del Presidio Slow Food di Grumolo delle Abbadesse non possono che ringraziare tutti coloro che operano, con abnegazione e generosità, per la realizzazione e la buona riuscita di questo momento importante per la vita della Comunità e per la promozione del territorio.