IL RISO E L’ACQUA

La coltura del riso richiede una buona disponibilità di acqua e la sua gestione diventa molto importante per il successo della coltivazione.

Il riso è una pianta che si adatta ad essere coltivato in molte situazioni idriche, in tutto il mondo, i migliori risultati produttivi si ottengono dove si attua la sommersione controllata continua. Non si può pensare di “fare risaia” senza acqua, meglio se questa è “buona” cioè di risorgiva, che contenga elementi minerali disciolti (sali ferrosi), non metalli pesanti e a temperatura costante. L’acqua, oltre a sopperire alle esigenze fisiologiche delle piante, funge da volano termico, ha la proprietà di accumulare calore solare ed impedisce lo stabilirsi di gradienti termici troppo elevati al variare delle situazioni climatiche.

La sommersione è indispensabile nella fase di germinazione e nella formazione del polline (evitare stress termici).

Dopo la “semina in acqua”, in terreni ben livellati, il livello va mantenuto costante circa 5 cm per 10 – 15 giorni.

Nella fase di risommersione il livello deve essere tale da ricoprire le infestanti non acquatiche che così vengono eliminate mentre rallenta la crescita delle specie giovani. L’utilizzo dell’acqua per contenere le infestanti è ben conosciuto dai risicoltori con esperienza. L’arrivo della chimica ha diminuito l’importanza di queste pratiche colturali. In questi ultimi anni, la diffusione del riso erodo ha introdotto metodi di lotta che hanno grande riflesso sulla gestione irrigua, specie prima della semina (falsa semina). La presenza dell’acqua in risaia mantiene la reazione del terreno verso la neutralità che è la situazione ideale per l’assorbimento dei nutritivi da parte della pianta. Il risicoltore attento lascia il meno possibile la risaia in asciutta perché il terreno si riscalda, si ossida, favorendo i processi di nitrificazione dell’azoto presente sottoforma ammoniacale e che quindi può essere facilmente dilavato e non più utilizzato dalla coltura. Da queste note traspare quanto sia importante la presenza quotidiana del coltivatore in risaia per il controllo del livello dell’acqua e di eventuali perdite dagli arginelli attraverso le “tane” causate dall’aumento continuo delle nutrie. A questi aspetti benefici, l’acqua, è inoltre causa di sviluppo di alghe che sono nocive alle piantine nella fase di radicamento. Quindi la formazione di uno strato algale galleggiante, impedisce l’ossigenazione dell’acqua sottostante limitando l’assorbimento delle sostanze nutritive alla coltura. Quanta acqua si utilizza in risaia? Dipende dalle situazioni pedoclimatiche; possiamo indicare che un ettaro di risaia utilizza in un anno dai 15mila ai 35mila metri cubi di acqua, cioè circa 0,5-6-7 litri al secondo per ettaro. Di questi circa da 0,6 a 1 litro al secondo per ettaro se ne vanno per fenomeni di evaporazione e traspirazione. Per la percolazione del terreno sono eliminati circa 10 mm. di acqua al giorno.

L’ASSOCIAZIONE DEI PRODUTTORI DEL RISO DI GRUMOLO DELLE ABBADESSE ritiene utile migliorare il rapporto e le conoscenze con i consumatori con una chiara e corretta informazione, in modo che possano avere delle garanzie certe e certificate.

Il “Buon Riso” dipende anche dall’utilizzo di una “Buona acqua” e le risaie di Grumolo delle Abbadesse godono di questo privilegio.