Il riso tra storia e leggende

Molto tempo fa, l’uomo non aveva il riso con il quale alleviare i morsi della fame e doveva accontentarsi di piante, frutti e carne di animali selvatici. Le piantine di riso di fatto già esistevano, ma erano vuote: da esse non si poteva ricavare alcun nutrimento.
Un giorno Guanyin, divinità femminile asiatica, si avvide di quanto fosse dura la vita degli uomini e il suo cuore compassionevole fu toccato dalla umana miseria, tanto che decise di aiutarli.
Una sera scivolò segretamente nei campi e strizzò i suoi seni fino a quando non diedero il latte che, goccia a goccia, riempì le spighe di riso.
Svuotò i seni, ma le spighe non erano ancora piene: continuò allora a premere finché il latte si mescolò al sangue. Quando tutte le spighe furono gonfie, Guanyin – esaurito il suo compito – tornò soddisfatta alla propria dimora. Da quella volta le spighe di riso sono sempre piene e gli uomini hanno il riso per nutrirsi. Riso dai grani bianchi e riso dai grani di un colore rosso scuro, ai quali si è mischiato il sangue della dea Guanyin.
Leggende a parte, il riso (Oryza sativa) è originario di una vastissima regione asiatica che si estendeva dall’India fino alla Cina, nella quale crescevano spontaneamente i suoi progenitori grazie alle piogge monsoniche. Questo riso selvatico è ancora presente in molte aree della pianura del Gange in India, nelle regioni settentrionali della Thailandia e del Vietnam, e in quelle dell’Asia sud-orientale, continentale e insulare.
La sua origine ha trovato conferme cronologiche durante gli scavi archeologici condotti in parecchi villaggi preistorici e protostorici. Ma è l’Egitto la prima tappa che portò il riso a diffondersi nel Mediterraneo occidentale mediante le coltivazioni. La causa va ricercata nella colonizzazione araba della Spagna intorno all’anno Mille d.C.
In Italia era importato, a quel tempo, appunto dalla Spagna, poiché era considerato una spezia e usato soltanto per scopi terapeutici. Solo nel 1475, nel Milanese, venne impiantata la prima risaia, stando alle ricerche d’archivio, e da allora il bianco cereale, da prodotto di uso esclusivamente speziale, divenne un elemento di prim’ordine nell’alimentazione dei lombardi.
Sennonché, con gli anni, la sua diffusione rafforzò notevolmente i casi di malaria, a cui le autorità cercarono di porvi rimedio limitandone la coltivazione in prossimità degli abitati.
Nonostante le malattie e i divieti, però, la coltivazione del riso continuò a espandersi fino a raggiungere le regioni vicine, tra cui il Veneto, per la sua resa alimentare e, soprattutto, per il guadagno che ne derivava.
Le monache benedettine del monastero di San Pietro in  Vicenza, beneficiarie del feudo di Grumolo e dei villaggi limitrofi, ne iniziarono la coltivazione nel Cinquecento, dopo aver disboscato e irrigato il territorio con rogge e canali. Coltivazione mai cessata nei secoli successivi anche per l’impegno e le capacità degli agricoltori locali.

G.A. Bertoli